La notizia dello scioglimento dei black midi è arrivata all’improvviso. Sì, era qualcosa che aleggiava nell’aria, ma era sempre sembrata una possibile pausa. Invece, Geordie Greep, frontman del trio composto dal batterista Morgan Simpson e dal bassista Cameron Picton, l’ha annunciato in concomitanza con lo svelamento del suo primo progetto solista. The New Sound è un album figlio del distaccamento, registrato tra due continenti con il supporto di un’orchestra i cui membri non parlavano neppure inglese. Tra il Brasile e l’Inghilterra ha preso forma un disco complesso, prodotto da Seth Evans, che è il proseguimento della musica matematica dell’ormai ex band britannica, qui “sporcata” con elementi nuovi che rimandano al mondo latino. La teatralità e l’imprevedibilità sono invece rimaste immacolate.

Blues e Terra che aprono il disco sono due facce della stessa medaglia. La disperazione mascherata da un’ostentazione ossessiva, Do you know what I mean? Il trucco del narratore che qui è super affidabile si smaschera da solo, man mano che la traccia jazz-funk avanza in modo frenetico. Nel secondo brano del disco invece domina l’orchestra brasiliana e i ritmi rallentano in una salsa straniante che fa da sfondo a un museo delle sofferenze umane. Il dolore può anche diventare punto di partenza per l’arte o semplicemente attrarre gli occhi dei curiosi e trasformarsi in intrattenimento.
Holy, Holy è un altro racconto in prima persona. Che Geordie Greep l’abbia scelto come primo singolo è comprensibile dato che, a mani basse, è il miglior pezzo di The New Sound. L’elemento esotico si mescola al coro gospel del ritornello. Sì, avete letto bene, c’è un ritornello. Le note melodiche del brano vengono proposte e smontate continuamente, rendendo la canzone una sorpresa continua. Questa volta il protagonista ci inganna fino all’ultimo, facendoci credere che abbia realmente conquistato il cuore di una ragazza che, invece, si rivela essere un’accompagnatrice pagata per “recitare” la sua parte.

Presentando il suo primo lavoro solista, Geordie Greep ha rivelato la fine dei black midi. Una delle band più sorprendenti e “fuori tempo” esplose negli ultimi cinque anni. «È stata la prima volta che non ho avuto nessuno a cui rendere conto. E ogni impulso che ho avuto, sono stato in grado di seguirlo completamente fino alla sua conclusione. Facendo parte di una band (i Black Midi), spesso abbiamo questa sensazione di 'poter fare tutto', ma sei anche un po' limitato in questo approccio» ha rivelato l’ex frontman.
Geordie Greep rompe ogni argine. Non si pone limiti e inserisce tutto quello che gli passa per la testa e per le dita che scorrono come al solito velocissime sulle corde della chitarra elettrica. In Bongo Season fa sfoggio delle sue già note abilità, sempre accompagnato dagli ottoni, come nella titletrack strumentale. Nella confusione creativa i momenti noisy sono tra le sezioni più soddisfacenti, soprattutto in ottica concerto dal vivo. Prendete, per esempio, la disperata e piacevole Motorbike: dopo l’inizio quasi acustico, l’immagine della Yamaha sulla quale fugge il protagonista – un marito stanco della vita familiare – viene resa da un muro sonoro che ci illude che siamo tornati al 2019 e a quel capolavoro di Schlagenheim.
In realtà qualche “residuo” dei black midi c’è, ma risale al periodo di scrittura del secondo album della band Cavalcade (2021). Walk Up è una rivisitazione di un brano che l’ex band suonava spesso dal vivo. C’è il pianoforte che conduce il pezzo nei sentieri più jazzy e c’è anche il verso che ha poi ispirato uno dei singoli del terzo album Welcome to Hell.
The New Sound potrebbe essere anche considerato un concept album sulla demolizione della mascolinità. La maggior parte dei protagonisti delle tracce, che esse siano ambientate nel presente o nell’Ottocento come in Through A War, sono uomini che sono convinti - o fingono di avere tale certezza – di essere delle personalità eccezionali. Macchine da sesso o conquistatori di cuori femminili, salvo poi svelare quanto sia tutto frutto di una loro fantasia o di un grosso equivoco. Le donne “conquistate” sono spesso prostitute pagate dalle quali si è ereditata una malattia o un sogno infranto. As if Waltz illude l’ascoltatore anche a livello sonoro, inserendo per la prima volta bel disco degli archi che rimandano ad altro tipo di atmosfera rispetto a quella di un bordello.
Tuttavia, la summa di tutto questo è racchiusa nel brano più vecchio del disco, una delle canzoni che i black midi non escludevano mai dalla scaletta: The Magician. Dodici minuti per una suite teatrale, un mini-musical che racconta la fine di una relazione in modo stranamente emotivo. Le domande sull’amore che attanagliano il personaggio sono accompagnate dalla musica che le segue con archi, pianoforte e ottoni. The New Sound si chiude con una cover tutt’altro che nuova. If You Are But a Dream è un brano cantato negli anni Quaranta da Frank Sinatra. La posizione finale contribuisce a creare una coda per la già citata The Magician.

La prima impressione su The New Sound è che sia troppo. Geordie Greep straborda, cambia e allunga i brani, nonostante sul lato testuale e tematico dia l’idea di essere molto più centrato rispetto al passato. Al secondo ascolto le sensazioni mutano. Si notano i dettagli (tantissimi) e si apprezza l’elemento orchestrale, soprattutto nella seconda parte della tracklist, la più apparentemente pesante per durata e complessità. Il punto è che risulta difficile ascoltare dall’inizio alla fine un disco del genere. Ovvio che se non eravate dei fan dei black midi, difficilmente riuscirete a farlo. Ci vuole un pizzico di forza di volontà per premere play e farsi trasportare nei deliri di Geordie, tra sogni infranti e veri e propri incubi. Una volta sfondata la barriera, però, lo spettacolo vale il prezzo dell’ora e due minuti concessa.
