Per moltissime persone quello del Festival di Sanremo 2020 è stato uno degli ultimi ricordi davvero felici e spensierati dello scorso anno. Prima che tutto cambiasse, quando guardare un programma televisivo in compagnia di amic*, tutt* sedut* sullo stesso divano era la normalità e non un'idea sbiadita nella propria memoria. Proprio per questo, la settantunesima edizione del Festival della canzone italiana è stata attesa con particolare trepidazione. Chi l'avrebbe mai detto che nel giro di un anno ci saremmo ritrovat* a sentire la mancanza persino delle battute squallide di Fiorello, delle esibizioni completamente random alle 2 del mattino e degli immancabili fischi provenienti dalla platea? Alla fine però, dopo non poche complicazioni, le porte dell'Ariston si sono (tra molte virgolette) riaperte e abbiamo avuto la nostra dose di musica (più o meno) nazional popolare annuale.
«Fuori di testa» e «diversa da loro»: esattamente questa è l'edizione Festival di Sanremo di quest'anno, come il testo vincitore, Zitti e buoni dei Måneskin. Con il loro glam rock graffiante, hanno dato una zampata alla tradizione, scuotendo 71 anni di storia. La loro è una canzone fatta di giri di chitarra ipnotici che accompagnano l’urlo del frontman Damiano David: la celebrazione della libertà di essere brutti, sporchi e cattivi, infischiandosene del conformismo.
È il festival della diversità, dei millennial e dell’autotune. Un linguaggio fresco per l’Ariston, un "meglio tardi che mai" per le minoranze che da decenni chiedono di essere ascoltate. Nessuno, né le battute insipide sul sesso dei polpi né i discorsi stucchevoli sulle donne, nemmeno i bouquet negati agli uomini, ha fermato questo cuore pulsante. Madame ha cantato in rap l’amore saffico, Achille Lauro ha trasformato in arte la sua folle sregolatezza, infine La Rappresentante di Lista ci ha insegnato che cosa significa essere gender fluid. Si va oltre i confini di uomo e donna, si oltrepassa l’idea di canzone popolare. Una lezione che i boomer non dimenticheranno.
La redazione di Noisyroad si è riunita online e ha commentato * big in gara. Sarà stata clemente, sarà stata spietata? Lo scoprirete scorrendo i suoi giudizi.
Aiello: 4,75
Federica: 5,00 – Vorrei gli venisse dato atto che il suo SESSO IBUPROFENEEEEEE ci ha svegliat* ogni volta che saliva sul palco e non ce lo scorderemo mai.
Giovanni: 4,00 - I limoni, signò.
Silvia: 4,00 – Aiello è il vincitore morale di questo Sanremo: ci ha scioccato ma sotto sotto lo ascoltiamo. Alzi la mano chi ha come me i neuroni che urlano «Dovevi portaci me, dovevi portarci me». Sindrome di Stoccolma? Forse.
Claudia: 4,5 – A volte la vanità à la Stanis LaRochelle non aiuta la performance, soprattutto se abbinata ad una camminata degna del Ministero delle Camminate Beote di Monthy Python e al già famoso raptus di rabbia che ormai è diventato il suo trademark. Rimandato.
Samuele: 5,00 - Vince la categoria più ambita del festival di Sanremo da completo outsider. Dopo la vittoria schiacciante dello scorso anno da parte di Morgan, il premio come Miglior Meme protagonista lo vince lui cantando «SESSO E IBUPROFENE» in caps lock e prodigandosi in un coraggioso dissing al king delle farmacie Calcutta. Tachipirina vs Nurofen.

Annalisa: 6,92
Federica: 7,5 – Nonostante questo pezzo sia carino, un giorno spero Annalisa avrà una canzone che renda giustizia alla sua voce da 10 e lode.
Giovanni: 7,5 - Finire settima non rende giustizia a una voce e a un pezzo superiore alla media.
Silvia: 7,5 – La sua voce è patrimonio dell’umanità, chi scrive per lei non le rende giustizia: frasi e suoni simili si sentono da almeno dieci anni. Ha bisogno di testi più emotivi e che giochino con le altezze. Fate osare Annalisa, vi prego. Lei può.
Claudia: 6,5 – Annalisa e la sua voce sono splendide come sempre, peccato per il pezzo un po’ scontato per il mio gusto. Mi piacerebbe vederla sperimentare un po’ di più e lasciarsi andare a qualche virtuosismo vocale – che si può permettere senza il minimo dubbio.
Samuele: 6,00 - Una delle voci più capaci non solo di questa edizione, ma del panorama italiano in generale, peccato per le canzoni che canta. Consiglio da marchigiano: per il caffè latte corretto sempre il mistrà, è la morte sua. Varnelli.

Arisa: 6,58
Federica: 7,5 – Arisa al Festival per me è sempre una buona cosa. Il pezzo sarà pure di Gigi D'Alessio, ma la sua voce arriva sempre alla bocca dello stomaco.
Giovanni: 5,00 - Canzone leggermente stucchevole, poco innovativa. Il titolo esprime perfettamente quello che penso.
Silvia: 8,5 – Gigi D’Alessio ha detto: «Ho scritto questa canzone pensando ad Arisa». L’obiettivo del cantautore partenopeo è raggiunto: il dolore è percepito da chi ascolta, arriva fino allo stomaco. Arisa ha una voce versatile, è dunque l’interprete ideale di ogni autore.
Claudia: 6,5 – Purtroppo questo genere di ballad romantiche struggenti non riesce a esercitare alcun ascendente su di me. Resta comunque un prezzo ben eseguito e in stile sanremese.
Samuele: 5,00 - Da un bel po' di anni non c'è Sanremo senza Arisa, questa volta però la canzone non regge il confronto col passato. Dopo brani come Sincerità, La Notte e Controvento prevale la delusione. Potevi fare di più è stato già scritto?

Bugo: 4,92
Federica: 6,00 – Il pezzo penso sia davvero buono (come lo era Sincero). Se solo lui sapesse cantare.
Giovanni: 5,00 - Il brano, nel suo insieme, ha una costruzione carina... è il resto che mi perplime.
Silvia: 4,5 – Da sempre grande visionario, Bugo sul palco dell’Ariston si è divertito, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa. Era in splendida forma, anche se l’aspetto trasandato l’ha un po’ tradito. Chi non lo ha capito ha solo bisogno di più tempo.
Claudia: 4,5 – Bugo è un tesoro, ma penso che ormai tutt* – lui compreso – si siano resi conto che questo genere di canzoni più pop non sono fatti per la sua voce. Bugo, un appello per te: ritorna al tuo punk gentile stile Pasta Al Burro, perché sei fortissimo.
Samuele: 4,00 - Torna al Festival da solo, convinto di poter puntare a vincere il premio di Miglior Meme, migliorando quello da non protagonista dello scorso anno. Tuttavia non fa i conti con Aiello. E invece NO.

Colapesce & Dimartino: 8,08
Federica: 7,5 – Per me il pezzo rimane carino, ma nulla di più, molto lontano dal grande capolavoro per cui è stato fatto passare dalla stampa. Sono fermamente convinta del fatto che i due cantautori siano molto più forti singolarmente che in coppia.
Giovanni: 7,00 - Un buon brano, che aggiunge vivacità alla kermesse. Migliora dopo il primo ascolto, anche se, paradossalmente, preferisco la versione in studio piuttosto che quella dal vivo.
P.S. Quel ritornello, quel maledetto ritornello che ti entra nella mente e non se ne va più.
Silvia: 9,00 – L’esperto sanremese Marino Bartoletti è solito dire che la canzone che si ricorda chiunque il lunedì dopo Sanremo è la vera vincitrice del festival. Se ha ragione, Colapesce e Dimartino hanno vinto. Da bravi strateghi, il duo ha studiato bene e ci ha servito su un piatto d’argento il tipico pezzo tormentone. Ci hanno catapultato negli anni Ottanta, in una serata afosa in Riviera, illuminata dalle tinte pastello dei loro completi. Chiaramente ispirati a Franco Battiato.
Claudia: 8,5 – Colapesce e DiMartino sono stati sin dal principio i miei vincitori. Il pezzo, che all’apparenza pare scontato e che è stato più volte oggetto di critiche perché troppo somigliante ad altri, è a mio avviso geniale: scegliendo di abbinare giri d’accordi e suoni nostalgici, «già sentiti», Musica Leggerissima unisce una linea di musica semplice e accattivante a un testo che dipinge perfettamente gli stati d’animo che molti di noi hanno vissuto e vivono ancora durante questo periodo atroce. Insomma, una canzone che si potrebbe riassumere come «doomscrolling in riviera».
Samuele: 7,5 - Intro alla Empire of the Sun, atmosfera a metà strada tra anni Settanta e Ottanta, ritornello che sembra citare Se mi lasci non vale. Tuttavia, il brano è così coinvolgente da risultare comunque una botta di aria fresca. Loro sono due personaggi, perfetti per un palco come quello del Festival dove è necessario qualcuno che non si prenda troppo sul serio. Leggerissimi.

Coma_Cose: 6,08
Federica: 6,5 – Loro sono una coppia meravigliosa, di quelle che guardandole ti fanno credere nell'amore. Ho passato le prime tre serate a pensare «ah già, ci sono pure loro» ogni volta che venivano annunciati. Arrivata alla finale, però, mi sono ritrovata a ritenere carino pure il pezzo, nonostante l'estrema semplicità.
PS: quando Fausto ha tirato fuori l'anello infiammato, per un attimo ho sperato stesse per mettere in piedi una proposta di matrimonio sul palco dell'Ariston
Giovanni: 6,5 - Bel brano, nulla da aggiungere, ma lontano dai loro canoni e standard di qualità.
Silvia: 4,5 – Sul palco i Coma_Cose si sono dichiarati amore eterno, lo abbiamo visto nei loro occhi infiammati. «Bruciami piano come il basilico al sole sopra un balcone italiano» è forse il verso più colto del festival.
Claudia: 4,00 – Tre minuti e mezzo di rime da terza elementare.
Samuele: 8,50 - I Coma_Cose non mi hanno mai trasmesso granché, non sono un loro grande fan per farla breve, e probabilmente è proprio questo il motivo principale per cui la loro canzone è una delle mie preferite di questa edizione. Sì, ammetto che il testo è un po' al di sotto dei loro standard, ma a mio avviso coincide perfettamente con il mood del pezzo. Produzione, arrangiamento e la sottile linea di basso del ritornello sono le cose che hanno reso Fiamme negli occhi il primo brano che mi sono andato a riascoltare. Ignobile la loro posizione nella classifica finale. #justiceforcoma_cose.

Ermal Meta: 6,46
Federica: 6,00 – A parte la noia generale scaturita sia dal pezzo in sé che dalla sua esecuzione, non penso di poter dare un voto superiore a uno che canta di occhi a fanale e cuore a sonagli.
Giovanni: 7- Avrei preferito vincesse il premio come miglior testo e non miglior composizione. È un brano molto lontano dai miei gusti ma ho imparato ad apprezzarlo. Il giusto.
Silvia: 6,5 – Si è presentato con un brano poco coinvolgente, Ermal Meta: lui, che non solo sa essere geniale con la voce ma anche con la scrittura. Caro Ermal, abbiamo capito che hai trovato l’amore, ma sii più energico la prossima volta.
Claudia: 7,00 – Una canzone d'amore carina, da Bacio Perugina, cantata bene e che suona bene. Giusta per il palco dell'Ariston – forse anche troppo.
Samuele: 6,50 - Non il mio genere, ma pezzo interessante per lo stile più compassato e ricercato rispetto al passato. Vittima di un ritornello meno efficace del solito vince comunque meritatamente il premio per la migliore composizione. Ispirato dal nuovo nome affibbiatogli da Orietta Berti, mostra per la prima volta un po' di grinta rispondendo a tono alle accuse di ruffianeria mosse nei suoi confronti da Willie Peyote. Ermal Metal.

Extraliscio ft. Davide Toffolo: 6,83
Federica: 8,00 – Per me la grande sorpresa di questo Festival. Sulla carta partivano aspirando all'ultimo posto, invece sono stati sempre divertenti, hanno portato un po' di allegria e, in più. il pezzo è musicalmente molto valido. Durante la serata delle cover pareva di stare alla Festa dell'Unità: ed è stato bellissimo.
Giovanni: 6+ - Sicuramente una ventata d'aria fresca, ma il brano in sé non mi ha convinto più di tanto.
Silvia: 6,25 – La vera scoperta, come abbiamo detto, sono proprio loro, gli Extraliscio con quel buontempone dalla voce penetrante di Davide Toffolo. Raffinati, divertentissimi, hanno saputo unire il liscio con il punk: non è semplice, pensiamo al ritmo e alle atmosfere che possono evocare i due generi. Dalle loro magiche esibizioni sono fuoriusciti una dolce nostalgia dei tempi andati, la goliardia, l’elogio dell’amore.
Claudia: 7,00 – Sono una veneta semplice: mi piacciono le sagre. E mi piace il punk.
Samuele: 7,25 - Davide Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti) è una garanzia. Canzone che va ascoltata più volte per essere apprezzata, soprattutto data la commistione di stili e generi opposti. Le esibizioni live degli EXTRALISCIO sono tra le più belle e surreali di questa edizione. Bonus track.

Fasma: 4,67
Federica: 5,5 – Non so, mi fa tenerezza.
Giovanni: 5,00 - «Fasma, in che parte del brano vuoi l'autotune? Ritornello, bridge...?» «Sì.».
Silvia: 3,35 – Fasma ci ha fatto capire che l’autotune non è una mossa furba, ma uno strumento che se usato con accortezza può creare arte. Lui però è ancora agli esordi, deve ancora migliorare la sua tecnica.
Claudia: 4,00 – Una canzone più adatta a un esordio in un talent che a Sanremo.
Samuele: 5,00 - E dire che la versione in studio non è nemmeno così male, sicuramente radiofonica, con un crescendo che a livello strumentale si colloca sulla scia della nuova moda pop-punk(?) il cui capo assoluto è Machine Gun Kelly. Il problema è che poi c'è il live: si ingarbuglia per troppa tensione alla prima esibizione, un microfono malfunzionate e un blackout dell'autotune durante il duetto con Nesli fanno precipitare ulteriormente la situazione, lui prova lo stesso e stona. Brividi.

Francesca Michielin & Fedez: 6,04
Federica: 7,00 – Da loro mi aspettavo un pezzo forte come Magnifico. Questo è sicuramente più debole, ma alla fine rimane in testa. Francy sempre bravissima, Fedez terrorizzato mi ha fatto tanta tenerezza, avrei voluto fargli una carrezzina. Insieme per me funzionano. Divertentissimi nella serata cover.
Giovanni: 6- - Sconcertante secondo posto per un brano che era da tredicesimo in giù. Mich(i)elin nella media, Fedez sarà stato anche emozionato per tutta la durata del Festival, ma la voce ormai è brandizzata Iqos.
Silvia: 4,25 – Questa canzone sarebbe perfetta per i titoli di coda di un film con teenager come protagonist*. Francesca Michielin dolcissima, Fedez imbarazzante.
Claudia: 6,5 – Francesca ha una voce stupenda e si è letteralmente mangiata il palco. Lo stesso non si potrebbe dire per Fedez (che ha tutta la mia compassione). Il pezzo è comunque attuale, orecchiabile e soprattutto radiofonico. Mi è piaciuta tantissimo la loro complicità. Meglio il medley che hanno presentato alla serata cover.
Samuele: 6,25 - Brano deludente più per le aspettative che ha creato, date le hit confezionate in passato dai due, che per la qualità effettiva. Francesca sempre perfetta nel live, super quando porge i fiori a Fedez mettendo in ridicolo la consuetudine sanremese de «il mazzo solo alle donne». Fedez più in difficoltà di me ora mentre mi sforzo di sembrare snob e sarcastico nello scrivere queste pagelle. Fortunatamente l'ex giudice di X-factor si scioglie alla terza serata, a mani basse la migliore performance del duo, con un medley di cover che spaziano da Silvestri ad Albano. Muschio selvaggio (idromassaggio).

Francesco Renga: 3,46
Federica: 2,00 – Lui e la sua voce scientificamente migliore si sono classificati sotto tutte le donne del Festival e giustizia è stata fatta. Spero Dardust si sia fatto pagare profumatamente per associare il suo nome a questa roba.
Giovanni: 4,5 - Ma perché devi allontanare ogni tre per due quel microfono? E non lo fai una, due, tre volte, ma... «Seeeeempreeeee».
Silvia: 3,75 – Più sento il suo birignao, più sono stufa della sua voce. Passano gli anni, le canzoni sono le stesse: Francesco Renga vive in un eterno presente. Questa cristallizzazione tuttavia gioca a suo favore, perché non perde mai un colpo, sta immobile nella sua tecnica senza infamia senza lode. Dovrebbe smettere di sentirsi chissà chi.
Claudia: 3,00 – È raro sentire qualcosa di così sconclusionato a livello armonico. Ho ancora i war flashback quando sento la grancassa della batteria durante il ritornello.
Samuele: 3,50 - Era meglio Angelo. Ed è così ogni anno, dal primo dei due Festival condotti da Bonolis, quello del record di ascolti. Buon 2005.

Fulminacci: 7,38
Federica: 6,00 – Il pezzo, per quanto carino, sembra un mix di cose già sentite, da Rino Gaetano a Calcutta. Mi spiace, ma la sua voce per me è un supplizio.
Giovanni: 7,5 - Ho preordinato il suo nuovo disco, perciò non posso avere un parere totalmente oggettivo. Una canzone interessante, musicalmente molto orecchiabile, anche se ha fatto di meglio. Unico rimpianto? Forse l'aver sfruttato poco l'orchestra.
P.S. Se ancora non l'avete fatto, recuperate immediatamente il suo duetto con Valerio Lundini e Roy Paci: eccezionale.
Silvia: 7,5 – Ascolto Santa Marinella di Fulminacci e sento il rumore del treno sulle rotaie mentre viaggio verso la campagna, il profumo del mare, il calore del falò sulla spiaggia, la dolcezza del Cornetto Algida. «Voglio solamente diventare deficiente e farmi male» in una sera d’estate. Menzione speciale per la cover di Penso Positivo di Jovanotti con Valerio Lundini e Roy Paci.
Claudia: 7,25 – Non voglio dire che Fulminacci mi ha definitivamente comprata durante la serata cover (Valerio Lundini tvtttb e anche Roy Paci tvb), ma lo sto dicendo. A ogni modo, Santa Marinella mi è piaciuta sempre di più ascoltandola giorno dopo giorno: il pezzo trasmette tutta la tenerezza di un ragazzo di 23 anni, una tenerezza che è già raro trovare alla sua età. Come direbbe Emanuela Fanelli, Fulminacci è proprio un micetto.
Samuele: 8,00 - Brano piacevole, quasi acustico, che è figlio di varie influenze provenienti dal mondo cantautorale italiano classico. C'è un po' di De Gregori (Generale) nell'impostazione melodica della sezione finale delle due strofe, Rino Gaetano sparso qua e là e persino qualche pizzico di inflessione alla Vasco. Il testo non è dei suoi migliori, ma colpisce comunque nel segno riuscendo in parte ad emozionare. Riguardo alla cover con Roy Paci e Valerio Lundini: esigo che inizi la produzione del modellino della grande chiesa di sedicimilaottocentonovantasette chilometri estesa. LEGO.

Gaia: 6,13
Federica: 6,5 – Voce splendida, ma il pezzo non decolla più di tanto (fossi stata in lei avrei proposto Coco Chanel). Il suo team ha preso un video a caso delle esibizioni di Elettra Lamborghini e dei suoi balletti lo scorso anno e ha detto: «questa è la referance». Potevamo farne a meno.
Giovanni: 5,00 - Anonima.
Silvia: 6,00 – Una voce sensuale dal sapore latino. Gaia è un altro personaggio interessante uscito dai talent. Un’esecuzione ben fatta, precisa, un compito svolto con minuzia. Ahimè, non è il pezzo forte del suo repertorio. Le frange e la ripetizione costante del suo ritornello ci hanno distratt*. Balletti già visti.
Claudia: 6,75 – Gaia ha il potenziale per fare una bellissima carriera all’interno della scena pop, ma mi è sembrato di vedere una versione più sobria di Elettra Lamborghini l’anno scorso. Non ha bisogno di queste atmosfere latine così inflazionate durante gli ultimi anni.
Samuele: 6,50 - Cantante interessante che sa tenere bene il palco (X-Factor and Amici rule), sfrutta i caratteri originali e latini della propria voce in una canzone perfetta per le sue corde, un po' meno per i miei gusti. Bailar contigo.

Ghemon: 7,13
Federica: 6,5 –Lui è un cuore, il pezzo carino ma niente di più.
Giovanni: 6- - Una voce che, ahimè, sopporto a piccole dosi. Brano nella media.
Silvia: 7,25 – Un inno alla vita in salsa soul che in tutte le sere ci ha fatto alzare dal divano per ballare. Come giocarsi le carte migliori a Sanremo se non con il sorriso? Questa è la ricetta di Ghemon, per la prima volta disinvolto sul palco dell’Ariston. Finalmente la sua vittoria personale.
Claudia: 7,25 – La figura di Ghemon esiste nella mia testa da almeno il 2012, quando un ragazzo a un corso di poesia lo nominava dicendo quanto gli piacesse. Da allora non mi è più capitato di sentire nulla a riguardo, ma sono estremamente felice di averlo «scoperto» durante questo Sanremo. Lui simpaticissimo, una presenza sul palco deliziosa, così come il pezzo motivational che capita a fagiolo nella mia vita. Purtroppo i suoni sono forse un po’ retro: 15 anni fa, un pezzo del tipo avrebbe scalato le classifiche.
Samuele: 8,00 - Uno dei pezzi migliori e più sottovalutati del Festival. Strofe rap, ritornello soul con una voce che non sbaglia una nota e riscalda l'atmosfera. Forse penalizzata per il suo essere un po' troppo anni Novanta, ma tra tutto questo continuo revival degli Ottanta ben venga! Da Top Five.

Gio Evan: 4,54
Federica: 5,00 – Non vorrei dire una cosa troppo forte, ma forse se il pezzo fosse stato cantato da qualcuno di capace sarebbe stato quasi passabile.
Giovanni: 5- - Stava pensando ai minipony.
Silvia: 3,5 – Una poesia bofonchiata, quella di Gio Evan. L’unica cosa che mi ha fatto diventare matta sono i suoi ricci ribelli. Possiamo dire che è la versione vegana e buddhista di Alessandro D’Avenia?
Claudia: 4,00 – Dopo aver letto un tweet che citava le sue ginocchiette pelose, non sono più riuscita a vedere altro. Non riesco comunque a spiegarmi perché lui sia stato incluso tra i Big, dato che dopo la faccenda Isoardi non l’ho più sentito nominare. Un commento in breve riguardo l'esibizione? ANSIA.
Samuele: 5,00 - Prima ancora dell'inizio del Festival tutti gli addetti ai lavori parlavano di quanto fosse brutta la canzone di Gio Evan. Viste le premesse mi aspettavo qualcosa di molto più tremendo. Poteva andare peggio.

Irama: 5,63
Federica: 6,00 – Il pezzo è lontanissimo da quello che piace a me, ma non si può dire che non funzioni. Peccato che sul ritornello la voce sia così effettata da sembrare quella che usano al tg per camuffare le voci di chi vuole restare anonim*. Si è classificato 5 rimanendo sul suo letto per 5 serate, ci vuole del talento.
Giovanni: 5,5 - Non lo so, forse riascoltandolo un miliardo di volte potrebbe essere un brano che funziona, ma ancora non sono arrivato a toccare questo livello della mia personale Cura Ludovico.
Silvia: 4,75 – Irama non ha portato un pezzo per Sanremo ma uno per l’Eurovision. Quell’imbarazzante voce metallica (Filippo, volevi fare i Daft Punk e non ci sei riuscito? Puoi dircelo!) può piacere a qualche persona finlandese o moldava di cattivo gusto. Ho passato venerdì e sabato a dire «Questa è una hit», poi un amico di Twitter mi ha riportata sulla retta via.
Claudia: 6,00 – Un pezzo europeo, anche se un po’ confusionario. Non condivido l’uso spropositato di filtri vocali, ma sono gusti.
Samuele: 5,5 - Il coraggio di portare una produzione di questo tipo a Sanremo è da premiare. Fosse stato pubblicato a maggio sarebbe stato sicuramente il tormentone estivo, ora dovrà riuscire a scavalcare l'inverno e la chiusura delle discoteche per diventarlo. Tuttavia, è quanto di più lontano dai miei ascolti. Quasi sufficiente.

La Rappresentante di Lista: 8,46
Federica: 10,00 – Forse sono un po' di parte perché sono la mia band italiana preferita e quello che credo sia il progetto più interessante presente attualmente nel panorama musicale nostrano. Ma hanno portato a casa 4 esibizioni senza nemmeno una sbavatura e questo è innegabile. Veronica è la diva che ci meritiamo.
Giovanni: 8,00 - Canzone bellissima. Presenza scenica invidiabile. Sound pazzesco. Sono ancora scioccato per l'undicesimo posto conquistato: siamo seri?!
Silvia: 8,75 – L’eleganza, la classe e la grazia non hanno genere. Lo abbiamo imparato da La Rappresentante di Lista, uno dei progetti meglio riusciti del panorama musicale italiano. Un art pop brioso, voce decisa e altissima che non sentivamo dalla fine degli anni Ottanta.
Claudia: 8,25 – Sicuramente i migliori per qualità musicale, vocale, stilistica, e per gusti in fatto di cover. Stupenda la complicità tra i componenti del gruppo. L’unica pecca? Dopo aver ascoltato il loro ultimo disco My Mamma che include anche Amare, posso soltanto dire che la canzone sanremese sia forse la più debole tra quelle che potevano proporre, ma sono sicura che sapranno conquistare sempre di più il pubblico.
Samuele: 7,75 - Un'altra delle grandi ingiustizie di questo Sanremo, impensabile una posizione in classifica così bassa per una canzone e una band così raffinate ed eleganti. Le loro esibizioni sono da annoverare tra le migliori del Festival di quest'anno. Vota Rappresentante di Lista.

Lo Stato Sociale: 6,29
Federica: 6,00 – Chi mi conosce sa che non provo alcuna simpatia per il collettivo di Bologna. Ma bisogna concedere che non far cantare Lodo sia stata la scelta più saggia che potessero prendere. Chapeau per la serata cover.
Giovanni: 7,00 - Dopo un primo ascolto in cui ho sentito solamente baccano immotivato, la canzone è migliorata e con loro anche il mio voto. Nota di merito per l'emozionante la serata cover.
Silvia: 6,75 – Gianluca Grignani direbbe: «Non ho capito un cazzo, ma va bene uguale». L’importante è cazzeggiare per Lo Stato Sociale, questa volta con un messaggio chiarissimo: «Siamo cresciuti, siamo diventati famosi ma non ci siamo montati la testa, non siamo tutti Lodo!». Il frontman stavolta è stato messo in disparte. Per questo ci sono piaciuti.
Claudia: 5,00 – Io, sinceramente, avrei fatto anche a meno del loro pezzo. Confermano per l'ennesima volta la loro decisione di essere diventati family friendly, ma non riescono comunque a rinunciare all'immagine di ragazzi fighi del corso di laurea – spoiler: non gli viene più tanto tanto bene, dato che fanno 174 anni in 5. Unica nota di merito, la scelta della cover e l’appello che hanno fatto assieme a Pannofino e Fanelli.
Samuele: 5,5 - Un testo ironico e satirico cantato alla maniera di Edoardo Bennato. Canzone che radiofonicamente spaccherà, ma sinceramente da Lo Stato Sociale mi aspetto di meglio. Il rock di Capitan Uncino.

Madame: 7,29
Federica: 6,5 – Per la prima volta ho capito le parole che stava cantando Madame e mi pare già un gran risultato. Per il resto sono un po' una voce fuori dal coro e non riesco a capire l'entusiasmo né nei suoi confronti, né di quelli del pezzo. Forse sto solo invecchiando.
Giovanni: 6,00 - Non mi fa impazzire, ma forse non la comprendo fino in fondo. Più attenta allo stile esteriore che allo scandire per bene le parole della sua canzone. Peccato non ci fosse il pubblico, avrei apprezzato un «Voceeee». Sarebbe stato divertente, no?
Silvia: 8,00 – Madame, grazie. Hai portato una ventata d’aria fresca dopo 71 anni di festival, la tua trap è una poesia, in barba alle accuse delle persone che criticano questo nuovo genere musicale. E ci hai fatto capire che usi l’autotune meglio di Fasma. Finalmente su Rai Uno una dedica d’amore di una donna per una donna.
Claudia: 8,00 – A 19 anni avrei voluto avere una consapevolezza di me stessa almeno la metà di quella che ha la Madame. Voce è un omaggio, uno spettacolo che celebra il dono più grande che un cantante possa avere e si merita il premio che ha vinto. L’unico appunto che mi sento di fare riguarda l’autotune, dato che la sua Voce non ne ha bisogno perché è bellissima così come ci ha mostrato durante la terza serata. Poi, se l’autotune è stata una scelta stilistica, non ci metto becco.
Samuele: 7,00 - Premiata la volontà di non conformarsi al genere di canzone sanremese. Sempre troppo overprodotta la sua voce per i miei gusti, ma questa volta almeno non mette a repentaglio la comprensione del testo. Guarda caso, per una volta che si capiscono le parole, taaac! Premio Lunezia per il valore letterario. Sarà un caso? Parole parole parole...

Malika Ayane: 5,75
Federica: 6,5 – Voce sempre super, pezzo carino tutto sommato, ma purtroppo deboluccio rispetto ai suoi standard sanremesi.
Giovanni: 5+ - Non entusiasmante, né convincente. Poca originalità e testo superficiale.
Silvia: 5,25 – Il timbro di Malika Ayane lascia il segno, la canzone no.
Claudia: 6,50 – Il pezzo è rimasto cucito addosso alla Ayane, che l'ha cantato godendoselo fino all'ultima nota. Però parafrasando la Ayane stessa, «Non dirò niente che non sia wow» e purtroppo il pezzo non lo era.
Samuele: 5,00 - Vedi Arisa.

Måneskin: 7,75
Federica: 8,5 – Il testo è sicuramente acerbo, ma hanno fatto quello in cui sono brav* con un pezzo molto forte. Le polemiche sterili sul ruoc e sul fatto che siano o meno una ventata di novità sinceramente non mi interessano, hanno spaccato e questo basta. In più, sono certa ci faranno fare un'ottima figura all'Eurovision.
Giovanni: 7,5 - Come loro compagno di sala prove «della stanza accanto» non sono una novità per me. Peccato il testo un po' banale, ma, cavolo, almeno sanno suonare. Sembrava di stare ad uno di quei live che ci mancano tanto. Orgoglio monteverdino.
Silvia: 7,00 – Ecco i Måneskin, vincitori della kermesse. Hanno una vasta conoscenza musicale, lo dimostra il loro glam rock graffiante e i loro riff ipnotici. Non riesco tuttavia a strapparmi i capelli perché mi sembrano la brutta copia dei Litfiba, «brutta copia» perché Piero Pelù non avrebbe mai scritto un testo così semplice. Lascio le cattiverie da parte e mi inchino alla loro vittoria che ha dato una scossa alla tradizione sanremese. Sono convinta che spaccheranno tanti culi all’Eurovision.
Claudia: 7,00 – Zitti e Buoni è un pezzo che bene o male resta in testa, ma che di sicuro suona come del rock da manuale: i Måneskin hanno stile da vendere e che spero riusciranno a riversare anche nella loro musica.
I quattro ragazzi hanno ancora molta strada davanti e voglio scommettere su di loro e sulla loro capacità di contribuire ad innovare il rock italiano. Nel frattempo, sono certa che faranno un'ottima impressione al resto d'Europa.
Samuele: 8,50 - Si mangiano il palco, suonano, rubano la scena a (quasi) tutt* i loro compagni di kermesse. Il loro non è un rock originalissimo, ma l'energia di Damiano e co. oltrepassa ogni cosa. Il testo poteva azzardare di più ma basta loro per vincere Sanremo senza nemmeno generare troppo scalpore. La mia speranza è che il secondo album in arrivo a metà marzo si mantenga sullo stesso livello di Zitti e Buoni e non sia una delusione cocente come il primo. Big Up per il «Col cazzo» post premiazione. Victoria lifestyle.

Max Gazzè: 5,67
Federica: 5 – Max ha fatto tante cose belle nella sua carriera. Questo pezzo non è certamente fra quelle.
Giovanni: 6,5 - Sembra sempre stia cantando la stessa canzone, ma ho fatto maturare il pezzo per una settimana, l'ho riascoltato e mi è piaciuto. Nulla di più eh, sia chiaro.
Silvia: 6,5 – Pura follia, come quella del personaggio narrato in questa canzone. Max Gazzè è stato lo stregone di questo Festival, aveva la soluzione per incollarci allo schermo: un andamento incalzante, rapido, la narrazione curiosa con picchi tensivi, il coinvolgimento dell’orchestra, i richiami a Leonardo e Dalì. Un’azione da regista, da numero 10. Tuttavia, non ha portato una hit come fece nel 2013 con Sotto Casa.
Claudia: 5,00 – Gazzè è stato fin troppo fedele al suo stile, tanto che ci ha portato un remix supercazzola di Sotto Casa. Però è stato carino vederlo divertirsi tanto.
Samuele: 5,00 - La mia grande delusione del Festival, qualcosa di già sentito e poco convincente che non fa onore alla scrittura geniale di Max Gazzè. Peccato. Scusami Max.

Noemi: 6,63
Federica: 7,00 – Bel pezzo, eseguito bene. Ma chissà come ci si sente a essere consapevole che non raggiungerà mai più le vette di Sono solo parole.
Giovanni: 5,5 - Dannata mediocrità.
Silvia: 7,25 – Alla voce brano sanremese, troveremo sicuramente Glicine di Noemi come definizione. Una voce caldissima, struggente, quasi a tremare come la bellissima pianta a cui è ispirata la canzone.
Claudia: 7,00 – Ho ascoltato con piacere Noemi, che ha cantato un pezzo delicatissimo con la sua voce graffiante. È stato splendido vederla così a suo agio, naturale, mentre si esibiva, cosa che a mio avviso ha migliorato la mia percezione della sua esibizione.
Samuele: 6,50 - Il pezzo cantato quest'anno è forse uno dei migliori che Noemi abbia pubblicato negli ultimi anni. Sulla sua voce c'è poco da dire, riconoscibile tra milioni e sempre emozionante. Non male.

Orietta Berti: 6,25
Federica: 6,50 – 9 per lei, 3 per la canzone che pare uscita da un generatore aumomatico di frasi de il Volo. Ma d'altronde è Orietta Berti che fa Orietta Berti e va benissimo così, non siamo certo noi il suo target. Unico appunto: l'abbiamo amata tutt*, ma vederla classificata sopra a gente come LRDL solo per la simpatia fa un po' male.
Giovanni: 6,00 - Mi volete far credere che sopra di lei esistano solo otto canzoni migliori? A parte ciò, grazie a Orietta Berti abbiamo compreso una cosa: l'essere intonati non è cosa scontata e per questo merita la mia sufficienza e riconoscenza... quella che invece non posseggo nei confronti dei «Naziskin» e per la musica «metal».
Silvia: 6,25 – Queen Orietta Berti, voce «old school» necessaria in questa edizione di millenial. Sicuramente più giovanile di Renga e Meta. Evviva il peperoncino che tiene calde e vivaci le corde vocali.
Claudia: 6,75 – GCDS ha vestito nello stesso periodo storico sia Orietta che Dua Lipa, coincidenze? Scherzi a parte, Orietta alla sua età ha ancora una voce pienissima e invidiabile e il suo pezzo è stato molto più attuale di altri.
Samuele: 6,00 - Il personaggio che avrebbe dovuto rappresentare a pieno lo stile sanremese si è rivelato quello più fuori dagli schemi. Viola il coprifuoco, allaga la camera d'albergo e storpia tutti i nomi possibili immaginabili. Rock.

Random: 3,29
Federica: 3,00 – Riesco solo a pensare che Ama ascoltando i pezzi ha valutato fosse opportuno scegliere questo e lasciare a casa Michele Bravi con un pezzo super come Mantieni il bacio.
Giovanni: 5- - Archivio, modifica, visualizza, cronologia, preferiti. Sì, sono parole random, come il suo nome e il suo testo insignificante.
Silvia: 2,00 – Non sono riuscita a guardare seriamente Random, forse perché ho visto una sua intervista e ho scoperto che ha dei tatuaggi su Gesù. Di lui ricorderò solo la sua simpatia.
Claudia: 3,00 – Dopo aver visto sia le sue esibizioni che lo scherzo de Le Iene, motivo per cui ha portato la prima cazzuola di sempre sul palco dell'Ariston, posso e voglio soltanto dire che Random sembra proprio un caro ragazzo.
Samuele: 3,50 - Boh, non è che abbia poi così chiari i motivi della sua partecipazione o della scelta della canzone, perché sicuramente Random avrà canzoni migliori nel proprio repertorio. Almeno spero. Canzone cuscinetto.

Willie Peyote: 6,13
Federica: non classificabile – Se scrivo quello che penso di lui e della sua canzone di merda mi faccio arrestare, quindi lasciamo perdere. Solo un appunto: se Barbara D'Urso e leghist* var* ti fanno i complimenti per la tua canzone, io qualche domanda me la farei, caro Guglielmo.
Giovanni 8,00 - A un primo ascolto non mi era piaciuta eccessivamente, poi, ascoltando anche tutte le altre, l'ho reputata come una delle migliori dell'intero Festival. Tutto sommato un sesto posto giusto, ma avrei preferito un cambio al quarto con Colapesce DiMartino.
Silvia: 5,5 – Delusione cocente perché le mie aspettative su Willie Peyote erano altissime. Ha portato un testo di un bassezza intellettuale mostruosa che gareggiava con il pensiero malato del farmacista, il personaggio di Gazzè. Mansplaining sul verso «Non ho capito in che modo twerkare vuol dire lottare contro il patriarcato» che spiega benissimo chi è: uno fuori dalla realtà. Critica chi è «schiavo dell’hype» e lui non ne può fare a meno, uscendo dall’underground è finito sulla generalista Rai Uno. Guglielmo, te lo devo dire: sei stato molto italiano.
Claudia: 7,25 – Strappandolo direttamente dalle grinfie di Guenzi, Willie Peyote vince quest’anno il mio personalissimo PremioParaculo! Mai dire Mai (La Locura) aveva un bel potenziale di critica a quello che stava succedendo alla scena musicale, ma è sfociata in un mero dissing, tirando in mezzo argomenti che su cui il Peyote poteva ampiamente glissare, data l'estrema superficialità con la quale li ha affrontati. Peccato aver anche tirato fuori (meme) morti che parlano (vedi quel povero Cristo di Bugo), perché la melodia è estremamente orecchiabile e coinvolgente. Magari la prossima volta Willie farà meno lo special snowflake.
Samuele: 8,00 - Mai dire Mai (La Locura) rappresenta la classica quota satirico-polemica di Sanremo. Pezzo che funziona nel ritornello ma che si perde un po' per via della superficialità del testo che in qualche caso si rivela un boomerang. Resta comunque, a mio avviso, uno dei pezzi migliori di questa edizione. La classifica finale è un successo, ma lui ne esce comunque distrutto perché decide di lanciarsi nell'impresa di commentare il Festival dall'interno, senza curarsi di presunti amici e colleghi. Autolesionista.

Articolo scritto da Renato Anelli, Claudia Crivellenti, Federica Di Gaetano, Silvia Rizzetto, Samuele Valori e Giovanni Maria Zinno.