30 marzo 2025

10 anni dopo DIE, la musica di Iosonouncane continua a splendere

Non ho ascoltato DIE di Iosonouncane per anni. 

L’ho rifatto soltanto all’inizio di quest’anno, quando nel pieno di una jam a rotazione casuale di Spotify è uscito fuori il brano Tanca dal magico cappello algoritmico della società svedese. Oltre all’oramai noto senso di stupore che impazza quando ascolti un brano al quale sei affezionato e che casualmente torna in cuffia - come l’avesse messo in macchina il tuo migliore amico o la persona con la quale ti stai frequentando e a cui non hai chiesto ancora quali gusti musicali abbia - è stato, almeno per me, un inaspettato ritorno di fiamma. Ad esempio, a distanza di dieci anni mi colpisce ancora l’onomatopeico Incani quando canta “schiassa contro gli scogli”, non abituandoti mai a sentire quella sibilante e preponderante ‘s’. Gli otto minuti del pezzo, così come tutto il lavoro, che nel 2025 rappresentano inequivocabilmente per molti un segno indelebile nella storia dell’ultimo decennio musicale italiano, nel 2015 erano un qualcosa - come spesso accade - di comprensibile per una ristretta cerchia.

Poi Iosonouncane si è evoluto nell’impresa che ha preso il nome di IRA e oggi, addirittura, firma colonne sonore per documentari e film in corsa ai David.

Iosonouncane DIE copertina
Iosonouncane - "DIE"

Non scorderò mai la domanda che ho fatto a mio padre l’anno scorso su quale fosse il miglior disco del 2024.
“IRA, Iosonouncane”, mi ha risposto.
“Ma è del 2021”, ho puntualizzato.
“Appunto”.

Tra le righe, mi stava suggerendo che quel disco fosse generazionale. O forse che, quando Jacopo Incani si mette in testa di pubblicare qualcosa, lascia una firma indelebile nella storia musicale del nostro Paese. Poi, metti che lo dice un sessantenne, per me fondamentale nella mia personale crescita musicale, assume ancora tutto più senso.

Personalmente ha scandito la mia adolescenza: La macarena su Roma, il suo primo disco, è uscito quando avevo 11 anni, DIE 14, IRA 22. E credo che questi tre album si confacciano proprio alla complessità che man mano cresce nella vita prima di un adolescente e poi di un giovane adulto.

iosonouncane
Iosonouncane | Credits: Silvia Cesari

Se La macarena su Roma è un inno con un portato politico fortissimo ma tradotto nei termini “facili” della fanciullezza (prova ne è Summer on a spiaggia affollata che continua ad essere un brano molto sottovalutato nella scena indipendente italiana ma che evoca in nuce tutte le contraddizioni del nostro presente), DIE rappresenta la voglia di indipendenza che si tocca con un dito, per la prima volta, nel passaggio tra scuole medie e liceo. Gli Stormi che si librano nell’aria, il senso di poter conquistare tutto, la scoperta della Carne, girare con gli amici per le strade della città come una Mandria, i primi ascolti “estremi” rappresentati da un sostrato elettronico molto spinto.

IRA, invece, rappresenta la maturità. Ogni tanto, quando sono affranto dagli ascolti e dalle letture di recensioni entusiastiche per dischi che ho trovato nella media ma niente di più, torno sempre all'articolo di Giulia Cavaliere che definisce IRA un’impresa più che un disco. Mi emoziona sapere che poco meno di due ore di sperimentazioni possano toccare corde così interne e profonde in ognuno di noi, in modalità diverse ma con la risultante che, alla fine, quel disco rappresenta uno spartiacque. Un'educazione all'ascolto mediante quel linguaggio altro, così distante ma che parla a tutti. Le parole non trasmettono l’immediatezza del significato ma sono i fonemi che danno modo di provare quelle emozioni. 

Jacopo Incani
Iosonouncane

Iosonouncane celebra la carriera, questo weekend e per altri tre giorni della settimana successiva con quattro concerti esclusivi al Locomotiv di Bologna. Dove tutto, artisticamente parlando, è iniziato. Un ritorno alle origini segnato anche dalla scelta di utilizzare per queste quattro date uniche nel loro genere soltanto la sua voce accompagnata dalla chitarra acustica.

Riascolteremo finalmente Il corpo del reato? hiver sarà riarrangiata per l’occasione col solo arpeggio acustico? Chi può dirlo, ma d'altronde quanti altri artisti italiani provocano questo senso di attesa? Con questo atteggiamento che sembra non far trasparire alcuna emozione, Incani comunica con il proprio pubblico in modo netto. Senza indugiare in calviniane malinconie inessenziali.

Iosonouncane ad Acieloaperto 2021
Iosonouncane in concerto ad Acieloaperto 2021 | Credits: Renato Anelli

Se c’è un concerto da fare per un album speciale l'annuncio arriva direttamente sui canali personali, senza creare un evento da social. È probabilmente questa genuinità che rende unico Iosonouncane. Così facendo è apprezzato trasversalmente da un pubblico vasto ma molto fidelizzato, a tratti capace di un’adorazione riservata alle rockstar. Lui, che odia questa etichetta. Il suo amato Coltrane direbbe che tutto quello che un musicista può fare è essere vicino alle fonti della natura e sentire così di essere in comunione con le leggi naturali. Ecco, La macarena su Roma, DIE e IRA - soprattutto quest’ultimo - sono delle fonti naturali di luce nonostante il grande buio psicofisico che lasciano emotivamente alcuni pezzi.

Iosonouncane indica la strada, la illumina, chi vuole seguirlo ascolta, in religioso silenzio, come durante l’ultimo tour di IRA che ha ridisegnato i confini di come si vive un concerto. Foster Wallace parlerebbe di esperienza religiosa. 

Non ho ascoltato DIE di Iosonouncane per anni. L’ho rifatto soltanto all’inizio di quest’anno e da quel gennaio non ho ancora mai smesso.

Jacopo Incani
Iosonouncane